Studente fuori sede e trasloco: microcosmo in movimento

L’esperienza di uno studente fuori sede inizia e finisce con un trasloco. Partenza: paese natale. Destinazione: un nuovo futuro. Ma la direzione finale resta ignota. Potrebbe essere un ritorno a casa, una nuova meta o un appartamento, magari più carino e non condiviso, nella stessa città. Il bello è che tra il primo e l’ultimo ci saranno traslochi ulteriori. Questi migranti dello studio arrivano sempre più leggeri di quando se ne vanno, con loro solo bagagli e aspettative.

studente fuori sede e trasloco

Studente fuori sede e trasloco: il cammino

Il primo passo dello studente fuori sede è la ricerca di un alloggio idoneo, con un buon rapporto fra qualità dei servizi e costi. E, perché no, la presenza dell’ascensore, portare su quelle scatole e la spesa non è semplice. Le dita scorrono tra gli annunci di un giornale, una penna sottolinea le prime opzioni valide. Oggi la scelta avviene anche su siti e gruppi Facebook dedicati, tramite fra affittuari e proprietari. Questa esperienza inizia presto, poco più che maggiorenni, qualcuno accompagnato dalla mamma o dal papà. La prospettiva dell’indipendenza quotidiana, la prima volta lontani dalle cure genitoriali. Il primo pasto, la prima notte, lo spauracchio della prima lavatrice e i vestiti che ne usciranno irrimediabilmente grigi.

Durante la ricerca ci si imbatte nelle tipologie di alloggio più disparate. Le matricole immaginano solo vagamente la propria vita organizzata in pochi metri quadrati. Gli unici completamente loro. Perché, si sa, gli altri spazi della casa vanno condivisi. Bisogna scendere a compromessi con la disponibilità economica. Alcune stanze sono belle e impossibili, altre carine, l’affitto nella media ma le spese escluse. Poi ci sono le bettole dai prezzi leggermente inferiori ma comunque non economiche. L’alternativa è la via di mezzo. La stanza prescelta di solito è la meno allettante ma, che vuoi farci, acqua, gas e spese condominiali sono comprese. Un piccolo mondo prende forma tra quelle quattro mura.

La prima sera, il neo studente fuori sede universitario rimane solo a fissare i mobili vissuti della sua nuova stanza. Picchi di eccitazione e terrore scandiscono i suoi sentimenti mentre apre quelle scatole, una per volta. In cima c’è l’essenziale per i momenti di solitudine in quei luoghi sconosciuti. Le foto sono le prime, vengono fissate sulle pareti con logica e cura, seguite da gingilli tanto inutili quanto carichi di ricordi. Ogni oggetto, ogni foto rievoca un evento, legato ad amici, amori e famigliari, a cui la nostalgia si appellerà.

Le scatole preparate dalle mamme contengono kit di sopravvivenza igienico-sanitaria da far invidia al miglior boy scout. Le scorte alimentari potrebbero coprire il fabbisogno di tutto il condominio, per diverse settimane. Così arriva il momento di esplorare gli spazi condivisi. Si attraversa il corridoio con fare circospetto, l’orecchio puntato al di là delle porte dei coinquilini, per monitorare i movimenti e prepararsi a un eventuale incontro ravvicinato. Ci si appropria di dispense e ripiani del frigorifero secondo la regola del “chi ultimo arriva, male alloggia”.

Durante il percorso universitario si può decidere di cambiare casa. Alcuni ragazzi fuggono da situazioni poco confortevoli o coinquilini poco civili. Si spostano soli o in gruppo. Per chi non ha un mezzo proprio a disposizione e la famiglia lontana non è semplice trovare il modo di traslocare. È alto il rischio di spendere grandi cifre o che venga maltrattato il microcosmo imballato meticolosamente.

Trovare un equilibrio con gli altri abitanti della casa non è facile. Lo spettro di rapporti che si possono instaurare è ampio e variegato. I più fortunati trovano una seconda famiglia.
In tutti quegli anni, tra gruppi e giornate di studio, uscite e serate universitarie, turni delle pulizie e bollette da pagare,  arrivano le prime responsabilità e si diventa adulti. Le stanze si arricchiscono di foto con volti nuovi, biglietti di cinema e concerti, post-it. Pile di libri e dispense si accumulano sulla scrivania, e comprendono che il peso della cultura è anche fisico.

Così come è cominciata, finisce: scatoloni accatastati. Pesanti, pieni di nuovi ricordi, di fallimenti e delusioni, conquiste e traguardi. Pentole usate e maltrattate, tra cene al gusto di ansia e feste a base di amicizia. Lenzuola stropicciate nelle notti insonni che precedono un esame o dai postumi di una sbornia o di una notte di passione, per festeggiarlo quell’esame. Si chiuderanno la porta alle spalle e quando avranno finito di portare giù quei pacchi ognuno di loro non sarà più uno studente fuori sede.

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